La crisi climatica e il vino – ne berremo ancora nel 2050? (Pt. 1)

Servizio di Edmee di Robilant, prima parte di due. 

Stiamo attraversando un periodo di grandi cambiamenti nel settore del vino. Come grande amante – e per tutti gli altri grandi amanti del vino – trovo importante individuare quali saranno i possibili scenari futuri.

La situazione attuale

Nel 2023, eventi climatici estremi hanno colpito ogni latitudine del pianeta. Grandine, gelate improvvise e forte siccità hanno portato a una diminuzione della produzione di vino a livello mondiale del 10%. Le zone che hanno maggiormente sofferto sono state Italia, Spagna, Australia, Argentina, Cile, Brasile e Sud Africa, con crolli tra il 10 e il 30%. Secondo l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), è stato il risultato più basso dal 1961. Solo la Francia si è salvata, aumentando la produzione del 1,5% rispetto all’anno precedente.

Come si prospetta il futuro del vino? 

Secondo uno studio del 2020 pubblicato sulla nota rivista scientifica PNAS, se dovesse aumentare la temperatura globale di 2°C si perderebbero il 56% delle zone per la produzione di vino e se aumentasse di altri 4° si arriverebbe all’85%. In uno scenario così catastrofico, una delle possibili soluzioni per mitigare questa enorme perdita è quello di piantare una grande varietà di cultivar. Si stima che con un aumento della biodiversità di viti le percentuali prima accennate si dimezzerebbero quasi: con un aumento di 2°C la perdita totale scenderebbe da 56% a 24% e in uno scenario di 4°C da 85% a 58%.

Un esempio incoraggiante che possa stimolarci ad implementare metodi che possano aiutare a proteggere la produzione di vino a livello globale.

Gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti e intensi, provocando annate difficili e imprevedibili: questo è quello che emerge parlando con i produttori, paura e incertezza per il futuro. Se non si interviene immediatamente, tra il 2030 e il 2050 si arriverà a una temperatura di 1,5°C, modificando notevolmente gli equilibri climatici.

Il punto di forza della vitis vinifera è che ha una buona resilienza climatica, la pianta si adatterà in qualche modo. Purtroppo per i viticoltori però, può comunque soffrire di eccessivo stress idrico. Per questo motivo molti produttori si stanno spostando sempre di più verso il nord, in aree in cui storicamente non si faceva il vino, ma che oggi risultano adatte per ottenere vini con un buon grado di acidità e freschezza. Nel sud, invece, i viticoltori sono costretti ad anticipare le vendemmie per ottenere la giusta concentrazione delle uve. E comunque la mancanza eccessiva di acqua spesso porta la pianta a una produzione scarsa e di bassa qualità.

Quello che può preoccupare di questo spostamento delle vigne verso nuove zone è che, se fatto superficialmente, cioè senza tener conto degli ecosistemi locali, con un approccio convenzionale disconnesso con il territorio circostante, si andrà (e continuerà) a sfruttare eccessivamente i terreni. Così come è stato fatto in molte parti del nord Italia, con una coltura troppo intensiva di vigneti.

Quali sono le possibili soluzioni che possono adottare i viticoltori?

La scelta di piantare una grande varietà di cultivar autoctone che si adattano facilmente allo specifico clima e territorio di riferimento risulta strategico; alcune varietà, per esempio, sono molto più resistenti alla siccità. Così come mantenere il fogliame esteso per proteggere le uve dal sole. Oppure si può creare uno strato protettivo sul suolo tra i filari, praticando l’inerbimento spontaneo e piantando leguminose per il sovescio, ottime per favorire la produzione naturale dell’azoto, così creando una simbiosi con la vite e fornendo nutrienti al terrendo. In ultima parola, sarà fondamentale costruire corridoi ecologici per i territori coltivati, aiutando a preservare l’importantissima biodiversità dei nostri ecosistemi agricoli.

Tutte queste e altre soluzioni dovranno essere sviluppate, divulgate e implementate, al fine di preservare l’industria e la tradizione vitivinicola. Il vino rappresenta un patrimonio culturale ed economico di primo piano a livello globale, e occorre agire con urgenza se vogliamo salvaguardarlo per noi e per le future generazioni.

 

 

 

 

 

 

Fonti:

Imagine in evidenza: proprietà di Associated Press. Disponibile online qui: https://nypost.com/2022/08/26/french-wine-country-has-earliest-harvest-ever-after-drought/ 

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Cinquemani, T. 2019. Viticoltura, nove consigli per difendersi dai cambiamenti climatici. Agronotizie. Disponibile online qui: https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2019/12/13/viticoltura-nove-consigli-per-difendersi-dai-cambiamenti-climatici/65194

Morales-Castilla, I. et al. 2020. Diversity buffers winegrowing regions from climate change losses. PNAS, 117: 2864-2869.

Redazione Terra e Vita. 2023. Vino, nel 2023 produzione mondiale in calo del 7%. Disponibile online qui: https://terraevita.edagricole.it/viticoltura/vino-nel-2023-produzione-mondiale-in-calo-del-7/#:~:text=La%20produzione%20mondiale%20di%20vino,i%20raccolti%20nei%20diversi%20continenti

van Leeuwen, C. et al. 2024. Climate change impacts and adaptations of wine production. Nature Reviews Earth & Environment, 5: 258–275.

Virgilio, V. 2024. Vino, siccità e gelo fanno crollare la produzione ai livelli del 1961. AGI. Disponibile online qui: https://www.agi.it/estero/news/2024-04-27/vino-siccita-gelo-produzione-mondiale-crolla-26176069/

Wine News. 2024. Il clima danneggia l’agricoltura, il vino soffre più di tutti: la produzione in volume segna -17,4%. Disponibile online qui: https://winenews.it/it/il-clima-danneggia-lagricoltura-il-vino-soffre-piu-di-tutti-la-produzione-in-volume-segna-174_529065/